Enrico Tealdi
Era un piccolo mondo e si teneva per mano

19/09/2013
15/11/2013

Milano, 19 settembre 2013. Effearte presenta “Era un piccolo mondo e si teneva per mano”, personale di Enrico Tealdi.
La mostra propone una serie di lavori, tra cui molti inediti, realizzati attraverso una tecnica che utilizza differenti tipologie di media: fotografie “trasferite” su carte, pittura, tempere e acquerelli.

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Le sue opere sembrano nascere dalla materia della memoria: appaiono quasi sbiadite, dalle tonalità naturali e terrose, rivestite, come gli oggetti dimenticati nelle nostre case, dalla patina del tempo.
La mostra è un viaggio all’interno dei ricordi che ognuno ha dentro di sé, dove le esperienze del passato si sono accumulate accanto a quelle del presente.
Come scrive Veronica Liotti sul lavoro di Tealdi – Le immagini dell’infanzia, propria o dei familiari, scorrono come paesaggi dal finestrino di un treno, ora scivolando via, ora restando impresse sulla carta, custodite all’interno di vetri macchiati e cornici abbruciacchiate -.
Il lavoro dell’artista estrapola ricordi ed istantanee di sensazioni vissute, unite le une con le altre dal filo della memoria, un filo sottile, come quello che compare nei suoi disegni.
Un linguaggio semplice ed evocativo, che smuove con delicatezza immagini, oggetti e materiali noti, sepolti nelle pieghe profonde del vissuto personale di ciascuno e, proprio per questo, intensamente emozionante.
…Tealdi si serve di una singolare tecnica che parte dalla fotografia, impressa tramite acido esclusivamente su carta, e la “sporca” con la pittura (acrilico, tempera, colori in polvere, grafite, gomma lacca) per ricreare quella particolare patina fatta di polvere impastata di ricordo, tipica dei vecchi album di famiglia.
I suoi quadri (a eccezione dei lavori più grandi) non si esauriscono nel supporto cartaceo, perché ogni opera è la sintesi compiuta di due elementi inscindibili: carta e cornice. Tealdi sceglie personalmente e con estrema cura le cornici: usate, vecchie, vissute, a volte consunte e spaccate, le recupera da quelle inesauribili riserve di passato prossimo che sono le botteghe o le bancarelle dei rigattieri, mettendole in diretta e profonda risonanza con le raffigurazioni che sono chiamate a incorniciare. In tal modo vengono trasferite dalla sfera del significante a quella del significato, non restano mero supporto materiale, ma diventano rappresentazione tout court, parte integrante del messaggio artistico. Ogni quadro è così un oggetto speciale, un quadro-scultura diverso da tutti gli altri, impossibile da replicare.
” (Veronica Liotti).

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